Ho fatto una scelta deliberata | Idealistic

Feb15

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February 15th, 2012 | Link a questo articolo Jerry Manock, scovato tramite Riccardo Mori:

Mi arrabbio davvero molto quando, mentre sto camminando, vedo tre ragazzini che camminano verso di me – tutti con la loro testa rivolta verso il basso. Io provo ad avere un contatto visivo e dire “ciao”, “buongiorno”, ma niente. Quel distaccamento mi disturba, e non farà altro che peggiorare. Ho un iPhone e il GPS e le notizie disponibili in ogni momento. Ma la mia mentalità è: io non sono sposato con questo coso. Non ho bisogno di guardarlo ogni cinque minuti. Posso usare la tecnologia per ciò di cui ho bisogno. In questo modo mi sento equilibrato. E ho fatto una scelta deliberata nel non stare sempre dietro social media, perché mi portano via troppo tempo. Non posso leggere un libro. Non posso disegnare. Non posso godermi il cinema se twitto in continuazione.

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Repubblica.it » Affari e Finanza » Una troika di notai italiani alla corte di Obama

Feb14

Tre notai italiani di grande esperienza, anche internazionale, dal 2009 spiegano agli americani perché la crisi dei subprime e ora dei pignoramenti poteva scoppiare solo negli Usa e non in Italia o Francia. Sabrina Chibbaro, Ugo Bechini, Eliana Morandi si ritrovano nei briefing di Washington o di Chicago accanto al rappresentante della Casa Bianca, dell’Fbi, ma anche di Boeing, Airbus o di aziende di Big Pharma, interessate a studiare nuovi meccanismi per incrementare la sicurezza di documenti e atti. L’analisi della crisi dei mutui subprime, a quasi cinque anni dal contagio mondiale dei derivati tossici, fa un passo avanti. Si scopre, così, che i prestiti concessi per l’acquisto di abitazioni a chi non era in grado di restituirli, infilati poi in sofisticati prodotti dell’ingegneria finanziaria che hanno fatto il giro del globo, era solo la punta di un iceberg. Il sommerso di quella storia, all’origine della Grande Crisi, racconta di un sistema americano lasco sul fronte dei controlli degli atti di trasferimento immobiliare, forte di una tradizione di common law che affida le verifiche alle aule giudiziarie e dunque ex post, a differenza della nostra “latina”, dove la “bollinatura” ex ante dei notai dà certezze su chi possiede cosa e a quale titolo la cede. Le banche americane, per rientrare in possesso dei soldi concessi generosamente senza garanzie a proprietari diventati poi insolventi, hanno innescato scorciatoie illegali, ma possibili in un sistema siffatto. Intere squadre di firmatari “seriali” i robosigners reclutati all’interno delle banche o all’esterno, erano costretti a siglare a ripetizione, senza neppure leggere, migliaia di atti di pignoramento. Ben nove milioni di famiglie americane hanno subito il pignoramento della casa negli ultimi anni. Il presidente Obama, molto attento a questi temi, ha sollecitato la costituzione di una task force ad hoc, guidata da importanti avvocati di Chicago e Seattle, che si incontra una o due volte l’anno. Un gruppo selezionato, di alto livello, incaricato di studiare le falle del sistema americano e proporre vie d’uscita, che annovera inopinatamente tra le proprie file tre professionisti italiani. «Il dato immobiliare in America non è affidabile», spiega Ugo Bechini. «L’enorme contenzioso generato da questa falla ha minato la sicurezza delle banche che hanno rilasciato mutui in cambio di ipoteche inesistenti o poco attendibili». «I problemi negli Usa sono almeno tre: non c’è un vero accertamento dell’identità all’atto dell’acquisto di un immobile. Non esiste un pubblico registro e quelli privati sono accessibili e modificabili da tutti. I titoli sono custoditi male o per niente». spiega Sabrina Chibbaro. «Le conseguenze sono i furti di identità, le garanzie inesistenti, gli immobili dati in garanzia più volte, i “promissory notes” la prova del credito che consente alle banche di pignorare persi o venduti ad altre banche e poi falsificati».

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Frodi sui mutui, task force in Usa | Assinews – il portale del sapere assicurativo

Feb13

domenica 12 febbraio 2012 < back

Frodi sui mutui, task force in Usa

Eliana Di Caro Tre notai italiani nella task force voluta dall’amministrazione Obama per rivedere il sistema giuridico che ha contribuito al disastro dei subprime e alla conseguente ondata di pignoramenti, forse il colpo peggiore per la classe media americana: all’indomani dell’accordo con cui cinque colossi bancari si sono impegnati a pagare 26 miliardi di dollari per risanare la ferita creata dai mutui tossici, Sabrina Chibbaro, siciliana di 45 anni che esercita la professione a Milano, racconta qual è stato il suo apporto e quello dei colleghi Eliana Morandi e Ugo Bechini chiamati dall’American bar association, l’ente che raccoglie gli avvocati statunitensi. Sotto l’esame dell’Aba, in particolare, è il problema della gestione digitale delle identità, perché proprio ai furti d’identità sono legati numerosissimi reati. «Tutto è nato un paio di anni fa – dice la Chibbaro – quando l’avvocato di Chicago Thomas Smedinghoff ha coinvolto noi e professionisti di altri Paesi perché spiegassimo come funzionano i rispettivi sistemi. Ciò che è successo in America ha mostrato i limiti in materia di sicurezza giuridica nei Paesi di common law, che non contemplano controlli preventivi né alcun tipo di garanzie. Non esistono registri immobiliari, il che contribuisce a creare incertezza sulla proprietà di un immobile o sulla sua libertà da precedenti ipoteche. Un vuoto che ha aperto la strada a finanziamenti rischiosi, alla perdita dei documenti, alla loro falsificazione, ai pignoramenti selvaggi. Quello che le banche pagheranno è solo un buffetto rispetto al buco che hanno creato». Una considerazione amara, se peraltro si tiene conto che i principali responsabili dello sfacelo (e cioè le agenzie di rifinanziamento dei mutui Fannie Mae e Freddie Mac), coscienti sin dal 2004 di quanto stava accadendo, sono stati salvati con i soldi pubblici dei contribuenti, le stesse vittime della bolla immobiliare. Ma come si svolgono questi confronti globali su una questione così delicata e complessa? «In America si cerca la soluzione in strumenti tecnologici avanzati, nel tentativo di aumentare la sicurezza. Ma il problema è a monte, nelle differenze tra il nostro sistema, basato sul controllo a priori della regolarità delle transazioni immobiliari, e il loro, che interviene solo ex post nel caso in cui sorgessero controversie. Il gruppo si riunisce due o tre volte all’anno, poi si raccolgono online pareri ed esperienze che dovranno confluire in un report da consegnare alla Casa Bianca entro l’estate. A oggi mi sembra ci sia una certa confusione. Gli americani ascoltano le nostre soluzioni ma hanno difficoltà a incardinarle in un’architettura giuridica diversa. L’alternativa sarebbe una nuova legislazione». Tempistica e temi interessanti, a ridosso dell’appuntamento elettorale delle presidenziali in novembre. «Considerando il precedente della riforma sanitaria, dubito che si metta in atto un cambiamento significativo», osserva però la Chibbaro, riferendosi alle feroci polemiche suscitate da quel provvedimento. E poi aggiunge un dato rilevante: «Alcuni stati americani si sono organizzati autonomamente. La Florida, per esempio, fortemente colpita dalla crisi immobiliare e dove sono moltissimi gli stranieri che comprano case, si è dotata del Civil Law Notary. Un organismo che ricalca in qualche modo il nostro, costituito da avvocati o ex magistrati che svolgono una funzione imparziale e preventiva nelle contrattazioni. Non a caso, qualche anno fa, una nostra delegazione è stata chiamata dall’Università di Miami per dei corsi di formazione». Dove non arrivano i principi della civil law, insomma, arriva l’interesse privato e la necessità di tutelarsi da rischi probabili. Almeno in questo settore, l’Europa è un modello per gli States. eliana.dicaro@ilsole24ore.com

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